La mediazione civile in Italia nei numeri


Studio sulle fonti statistiche raccolte nella piattaforma mediareinformati.it (2011–2026)

mediareinformati.it — luglio 2026

1. Oggetto e fonti dello studio

Questo studio ricostruisce il quadro statistico della mediazione civile e commerciale in Italia sulla base di tre corpi di fonti, tutti confluiti nel motore «Dati e statistiche» di mediareinformati.it: le rilevazioni della Direzione generale di Statistica e analisi organizzativa del Ministero della Giustizia (DGSTAT), attive dal 21 marzo 2011 e documentate dalle Relazioni annuali 2012–2025; le elaborazioni comparative sull’EU Justice Scoreboard 2026 della Commissione europea (COM(2026) 273), come sistematizzate nel Rapporto integrato dell’autore avv. Carlo Alberto Calcagno; le serie del WJP Rule of Law Index del World Justice Project, edizioni 2015–2025, con i sette sotto-indicatori della giustizia civile.

Tre avvertenze valgono per l’intero studio. Primo: i dati DGSTAT sono proiezioni nazionali costruite sulle risposte degli organismi (la partecipazione alla rilevazione oscilla tra il 71% e il 77% negli ultimi anni) e, dal 2015, sono depurati dagli organismi «outlier» del settore assicurativo, i cui procedimenti si concludono nel 99% dei casi con la mancata comparizione dell’aderente. Secondo: i valori 2024 e 2025 sono stime. Terzo: il confronto tra annate deve tenere conto di due discontinuità normative maggiori, la sospensione dell’obbligatorietà tra il dicembre 2012 e il settembre 2013 dopo la sentenza n. 272/2012 della Corte costituzionale e l’entrata in vigore della Riforma Cartabia il 30 giugno 2023.

2. Quindici anni di flussi: 2,23 milioni di mediazioni

Dal marzo 2011 al dicembre 2025 sono state iscritte circa 2.234.943 mediazioni civili. La serie annuale disegna con precisione la storia dell’istituto: la partenza del 2011, l’esplosione del 2012 trainata dall’obbligatorietà (154.879 iscrizioni, di cui circa 44.700 nella sola RC auto, materia poi espunta), il crollo del 2013 dopo la declaratoria di incostituzionalità (41.604), la ripartenza del 2014 con il «decreto del fare» e il massimo storico del 2015 (196.247). Segue un decennio di assestamento discendente fino al minimo pandemico del 2020 (125.754), il rimbalzo del 2021, e il nuovo slancio del 2023 (+15%), primo anno della Riforma Cartabia. Il biennio 2024–2025 si stabilizza intorno alle 162–163 mila iscrizioni annue, circa l’11% sopra i livelli pre-pandemia.

AnnoIscrizioniNota
201160.810avvio della rilevazione (21 marzo)
2012154.879incl. ~44.700 iscrizioni RC auto, materia poi esclusa
201341.604obbligatorietà sospesa fino al 30/09 (C. cost. 272/2012)
2014179.587reintroduzione dell’obbligatorietà (d.l. 69/2013)
2015196.247massimo storico
2016183.977 
2017166.989 
2018151.923 
2019147.691 
2020125.754emergenza sanitaria (-15%)
2021166.511recupero post-pandemia (+32%)
2022155.122 
2023178.182Riforma Cartabia in vigore dal 30/06 (+15%)
2024162.194stima con proiezione nazionale (-9%)
2025163.473stima con proiezione nazionale (+1%)

Fonte: DGSTAT, Relazioni annuali sulla mediazione civile 2012–2025. Valori con proiezione nazionale; 2024–2025 stimati.

3. Partecipazione, accordi e durata: la qualità cresce

Se i volumi raccontano una domanda ormai stabile, gli indicatori di esito raccontano un istituto che matura. La percentuale di procedimenti in cui l’aderente compare al primo incontro — la soglia critica di ogni mediazione — è salita dal 40,5% del 2014 al 55,4% del 2024 (54,8% nel 2025), quindici punti in dieci anni. Parallelamente il tasso di accordo con aderente comparso è passato dal 22,6% del 2015 al 32,8% del 2024, il valore più alto mai rilevato dalla reintroduzione dell’obbligatorietà, per poi assestarsi al 30,6% nel 2025.

Il dato più significativo è però un altro: quando le parti accettano di proseguire oltre il primo incontro informativo, l’accordo arriva in più di metà dei casi (54% nel 2024, 53,1% nel 2025, contro il 43–47% del periodo 2015–2022). È la conferma statistica di una tesi cara alla letteratura: il collo di bottiglia della mediazione italiana non è la capacità di produrre accordi, ma la partecipazione effettiva al tavolo. Combinando comparizione e tasso di accordo, la quota di procedimenti definiti che si chiude con un accordo è quasi raddoppiata: dal 9–10% del 2014–2015 al 17–18% del biennio 2024–2025. Applicata ai definiti del 2023 (150.585), la stima corrisponde a circa 24.000 accordi in un anno.

La durata media dei procedimenti conclusi con accordo è cresciuta da 83 giorni (2014) a 179–186 giorni (2022–2023): un allungamento fisiologico, legato alla complessità crescente delle controversie trattate, che lascia comunque la mediazione su tempi pari a un quinto del solo primo grado del contenzioso civile ordinario (le stesse Relazioni DGSTAT indicavano 902 giorni di contenzioso in tribunale nel 2015 e 984 nel 2016, contro 103 e 115 giorni di mediazione).

AnnoAderente comparso %Accordo (comparso) %Accordo oltre 1º incontro %Durata media (gg)
201440,524,247,083
201544,522,643,5103
201646,823,743,6115
201748,425,543,0129
201850,327,344,8142
201949,228,646,3143
202047,828,746,7175
202150,027,345,8175
202251,828,947,4186
202352,530,450,1179
202455,432,854,0
202554,830,653,1

Fonte: DGSTAT. La durata è riferita ai procedimenti con aderente comparso e accordo raggiunto; non pubblicata nelle Relazioni 2024–2025.

4. Le materie: dove la mediazione funziona

Il dettaglio per materia (serie completa 2011–2023 nella piattaforma) mostra un istituto a due velocità. Nel 2023 le materie più frequenti erano l’area residuale «altra natura» (32.616 iscrizioni), i diritti reali (27.519), il condominio (24.596), i contratti bancari (22.335) e la locazione (18.059). Ma frequenza e riuscita non coincidono: le percentuali di accordo più alte si registrano nelle liti relazionali e di prossimità — subfornitura (52%), franchising (50%), diritti reali (42%), divisione e società di persone (39%), successioni ereditarie e locazione (36%) — mentre il contenzioso seriale bancario-finanziario resta il punto debole: 8% di accordi nei contratti bancari, 10% nei finanziari, 13% negli assicurativi.

La dinamica decennale conferma la divaricazione. I contratti bancari, che nel 2014 erano la prima materia con 44.992 iscrizioni, si sono dimezzati (22.335 nel 2023) ma accumulano pendenze crescenti (da 12.696 a 31.431 pendenti finali): vi confluiscono procedimenti che le parti attivano per obbligo e lasciano dormire. Diritti reali e condominio, al contrario, crescono sia nei flussi sia nei risultati. Anche il valore della lite discrimina: la fascia 1.001–5.000 euro raggiunge il 38% di accordi (63% se si prosegue oltre il primo incontro), mentre sopra i 2,5 milioni la percentuale scende sotto il 15%.

Un’ultima regolarità territoriale: la distribuzione geografica delle definizioni è stabile nell’intera serie storica, con Lombardia (13–17%), Lazio (10–14%), Toscana e Campania (8–11%) a coprire da sole quasi metà dei procedimenti.

5. L’impatto della Riforma Cartabia (2023–2025)

I primi trenta mesi di applicazione della Riforma consegnano quattro evidenze. La prima è l’esplosione dei primi incontri, resi obbligatori nello svolgimento effettivo: dal 28% delle iscrizioni e pendenze del secondo semestre 2023 al 71% del 2025. La seconda è la crescita della mediazione demandata dal giudice: 20.294 iscrizioni nel 2025 (il 12,4% del totale, +9,5% sul 2024), con concentrazione nei contratti bancari e nella locazione. La terza è il sorpasso della mediazione telematica, passata dal 34% dei definiti del secondo semestre 2023 al 51% del 2025, oltre la mediazione in presenza (38%). La quarta è il decollo, ancora su numeri piccoli ma in forte crescita, degli strumenti di sostegno: nel 2025 le istanze di patrocinio stragiudiziale presentate ai COA sono state 1.027 (+63% sull’anno precedente) e le procedure per gli incentivi fiscali 5.269, quasi tutte accolte (5.267).

Quanto all’effetto complessivo sui volumi, il giudizio ministeriale resta prudente: rispetto al 2019 le iscrizioni crescono dell’11% e le definizioni del 9%, ma la stessa DGSTAT osservava nel 2024 che la Riforma «non sembra aver avuto, almeno finora, un impatto importante» sul ricorso all’istituto. L’impatto è invece netto sulla qualità della partecipazione, come visto al § 3.

6. L’Italia nello Scoreboard UE 2026

Il quadro comparato europeo colloca l’Italia al 17º posto su 27 nella graduatoria composita elaborata nel Rapporto integrato (punteggio 5,5/10; efficienza 5,5, qualità 4,2, indipendenza 6,5, mercato unico 5,1), con una trasmissione dati tra le più complete dell’Unione (47 indicatori su 48). I numeri di fondo: 3.270.988 cause non penali in entrata in un anno, 3.169.941 definite e 3.236.987 pendenti a fine 2024, di cui 2.085.878 civili e commerciali contenziose — l’arretrato mediabile per eccellenza.

Sul versante delle risorse, l’Italia presenta la combinazione più sbilanciata d’Europa: 380 avvocati per 100.000 abitanti (4º posto UE, 223.854 in totale) contro 12,2 giudici per 100.000 abitanti (22º posto, 7.189 in totale) — e 22.439 mediatori accreditati, il numero più alto dell’Unione in valore assoluto. È su questa base che il Rapporto integrato costruisce il suo scenario più suggestivo: per smaltire l’arretrato civile e commerciale italiano basterebbero, in via teorica, 0,6 anni con i soli mediatori accreditati e 0,7 mesi «unendo le forze» di avvocati, giudici e mediatori. Stime dichiaratamente illustrative, ma eloquenti sul potenziale inespresso: le 163 mila mediazioni iscritte nel 2025 intercettano appena il 12% circa del flusso annuo di nuove cause civili e commerciali contenziose (1.373.509).

Gli indicatori di durata spiegano perché il tema è urgente: 584 giorni per il primo grado civile-commerciale contenzioso (24º su 26), 373 giorni per l’insieme delle cause non penali di primo grado (21º su 25), 5,49 cause pendenti ogni 100 abitanti (20º su 25). Colpisce, in negativo, anche il 18º posto su 26 nell’indicatore sulla promozione e gli incentivi all’uso dell’ADR: il Paese con più mediatori accreditati d’Europa non è, per la Commissione, tra quelli che meglio promuovono gli strumenti alternativi.

7. L’Italia nel World Justice Project (2015–2025)

Il WJP Rule of Law Index misura percezioni ed esperienze qualificate su scala 0–1. Per l’Italia i meccanismi ADR (indicatore 7.7: accessibilità, imparzialità, efficacia) sono stabilmente il punto di forza della giustizia civile: 0,694 nel 2015, picco di 0,727 nel 2022, 0,693 nel 2025 — sempre ben sopra il fattore civile complessivo, fermo tra 0,56 e 0,59 per l’intero decennio. Il confronto interno tra sotto-indicatori è impietoso: mentre l’ADR sfiora quota 0,70, l’assenza di ritardi irragionevoli (7.5) resta inchiodata tra 0,30 e 0,35, il valore che da solo trascina in basso l’intera giustizia civile italiana.

EdizioneRule of Law (indice)Fattore 7 — Giustizia civile7.7 — Meccanismi ADR
20150,6530,5860,694
20160,6500,5780,661
2017-180,6520,5640,686
20190,6540,5600,689
20200,6580,5630,687
20210,6590,5620,702
20220,6660,5790,727
20230,6660,5780,719
20240,6600,5700,704
20250,6570,5630,693

Fonte: World Justice Project, Rule of Law Index 2015–2025 (scala 0–1). L’edizione 2017–2018 è unica.

8. Sintesi interpretativa

Le tre fonti, indipendenti per metodo e prospettiva, convergono su una lettura coerente. Primo: la domanda di mediazione in Italia è matura e stabile, circa 160–165 mila procedimenti l’anno, resistente agli shock ma non ancora in decollo. Secondo: la qualità degli esiti migliora in modo strutturale — più comparizione, più accordi, più telematica — e la leva decisiva è il primo incontro: superato quello, oltre una mediazione su due riesce. Terzo: il potenziale deflattivo è largamente inutilizzato; con il più grande corpo di mediatori accreditati d’Europa e 2,1 milioni di cause civili contenziose pendenti, l’istituto intercetta poco più di un decimo del flusso annuo di nuovo contenzioso. Quarto: la percezione internazionale premia gli ADR italiani ben più della giustizia civile nel suo complesso, il cui tallone d’Achille restano i tempi. La conclusione operativa è quella indicata dal Rapporto integrato 2026: il problema italiano non è la qualità della mediazione, ma il suo grado di utilizzo.

9. Nota metodologica e fonti

Serie ministeriali: DGSTAT, «Mediazione civile ex d.lgs. 28/2010», Relazioni annuali 2012–2023 e Relazioni Mediazione 2024 e 2025 (datiestatistiche.giustizia.it, sezione Rilevazioni – Mediazione civile); rilevazione trimestrale su tutti gli organismi accreditati; dati 2015–2025 al netto degli organismi outlier assicurativi; 2024–2025 stime con proiezione nazionale; dettaglio per materia pubblicato nelle Relazioni fino al 2023, successivamente solo nelle dashboard ministeriali. Comparazione europea: EU Justice Scoreboard 2026, COM(2026) 273, rielaborato in C.A. Calcagno, Rapporto integrato 2026 (documento d’archivio della piattaforma); flussi CEPEJ 2024 convertiti in valori assoluti su popolazione Eurostat al 1º gennaio 2025. Percezione: World Justice Project, Rule of Law Index, edizioni 2015–2025, come raccolte nell’archivio della piattaforma. Tutte le serie citate sono consultabili e interrogabili nel motore «Dati e statistiche» di mediareinformati.it, che indica per ogni voce il documento di provenienza.

Studio redatto sulla base esclusiva delle fonti citate; le stime derivate (accordi annui, quota del contenzioso intercettata) sono calcoli dell’autore su dati ufficiali e sono indicate come tali.

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