LA GIUSTIZIA ITALIANA AL BIVIO: PERCHÉ LA MEDIAZIONE È LA VERA RIFORMA DI CUI ABBIAMO BISOGNO


IL PROBLEMA: UNA GIUSTIZIA AL COLLASSO

Immaginate di avere ragione. Completamente ragione. Eppure, per vedervi riconoscere questo diritto, dovrete aspettare sei anni. Sei anni di ansie, spese legali, perizie, rinvii. Sei anni della vostra vita bloccati in un limbo giudiziario.

Questa non è fantascienza: è la realtà della giustizia civile italiana.

I numeri parlano chiaro e sono impietosi:

• 1.942.050 cause pendenti solo in primo grado (dati 2023)

• 511 giorni per chiudere una causa in primo grado (media europea: 200 giorni)

• 6 anni totali per attraversare tutti i gradi di giudizio

• Ultimi in Europa per efficienza della giustizia civile (53° posto mondiale)

Per smaltire solo l’arretrato del 2023, servirebbero oltre 9 anni. E intanto le nuove cause continuano ad accumularsi.

Ma c’è un dato ancora più sorprendente: tra il 1875 e il 1892, l’Italia produceva 300.000 accordi all’anno attraverso la conciliazione volontaria. Oggi, con l’obbligo di tentare la mediazione, raggiungiamo appena 20.000 accordi annui.

Cosa è andato storto?

IL PROCESSO: UN GIOCO DOVE TUTTI PERDONO

Il processo tradizionale è strutturato come un duello: c’è un vincitore e un vinto. Una logica “a somma zero” dove quello che guadagna uno, lo perde l’altro.

Ma la realtà è più complessa. Prendiamo un esempio concreto:

‘‘Il caso dei due vicini di casa’’

Marco e Lucia sono vicini di casa. L’appartamento di Marco subisce infiltrazioni che sostiene provengano dall’appartamento di Lucia. Marco chiede 25.000 euro per riparazioni. Lucia nega ogni responsabilità, sostenendo che il problema sia strutturale dell’edificio.

In tribunale, questa controversia seguirebbe questo percorso:

– 3-4 anni di processo

– Perizie tecniche costose per entrambi (10.000-15.000 euro ciascuno)

– Rapporti di vicinato distrutti per sempre

– Anche il “vincitore” sarà insoddisfatto: Marco otterrà forse un risarcimento ma avrà un nemico al piano di sopra; Lucia, anche se vincesse, avrà speso migliaia di euro e anni di stress

‘Il processo non risolve il problema, lo congela nella formalità giuridica.

La comunicazione è filtrata attraverso atti scritti, come un gioco del telefono senza fili dove il messaggio reale si perde. Le emozioni sono represse, gli interessi veri non emergono, la relazione tra le parti viene sacrificata sull’altare della “ragione legale”.

LA MEDIAZIONE: UN APPROCCIO DIVERSO

La mediazione non è semplicemente un “processo più veloce”. È un approccio ‘‘qualitativamente diverso’’ alla gestione dei conflitti.

Invece di cercare chi ha ragione e chi ha torto (passato), la mediazione cerca soluzioni che funzionino per tutti (futuro). Invece di dividere una torta fissa, cerca di crearne una più grande.

COME FUNZIONA NELLA PRATICA?

Riprendiamo Marco e Lucia. In mediazione:

– Attraverso incontri facilitati, emerge che effettivamente c’è un problema strutturale dell’edificio

– Entrambi hanno interesse a mantenere un buon rapporto di vicinato (vivranno  fianco a fianco per anni)

– Il danno reale è inferiore alla stima iniziale: circa 15.000 euro

Soluzione concordata:

– 60% dei costi a Lucia, 40% al condominio (problema strutturale condiviso)

– Lavori eseguiti immediatamente in modo coordinato

– Impegno reciproco per future manutenzioni

Risultato:

– Spesa totale: 18.000 euro (contro i 40.000+ del processo)

– Tempo: 6 settimane invece di 3-4 anni

– Rapporto di vicinato salvato

– Entrambi si sentono “vincitori”

Questo è possibile perché la mediazione lavora sugli interessi reali, non sulle posizioni giuridiche formali.

STORIE DI MEDIAZIONI RIUSCITE: LA TEORIA DIVENTA REALTÀ

Caso 1: L’azienda che salvò il fornitore (e se stessa)

Due società con un rapporto commerciale decennale entrano in conflitto per merce difettosa del valore di 180.000 euro. Il cliente vuole risolvere il contratto e chiede 250.000 euro di danni. Il fornitore minaccia denuncia per diffamazione.

In mediazione emerge che:

– Entrambe le aziende dipendono strategicamente l’una dall’altra

– I difetti sono reali ma marginali e risolvibili

– Il vero problema è una comunicazione deteriorata tra uffici

Soluzione:

– Sostituzione immediata della merce

– Sconto del 15% sulle prossime tre forniture

– Protocollo di comunicazione diretta tra uffici tecnici

– Rinnovo contratto per altri 3 anni

Risultato: dopo 8 settimane, il rapporto è non solo salvato ma rafforzato.

Risparmiati 60.000-80.000 euro per parte in spese legali. Due anni dopo, le società continuano a collaborare proficuamente.

Caso 2: Tre fratelli e un’eredità

Tre fratelli devono dividere l’eredità del padre: una casa e un’attività commerciale. Due vogliono vendere tutto e dividere. Il terzo, che ha lavorato con il padre, vuole continuare l’attività ma non ha liquidità immediata.

In tribunale: vendita forzosa all’asta, anni di perizie, famiglia distrutta.

In mediazione:

– Il terzo fratello acquisisce l’attività versando il 30% subito e dilazionando  il resto su 10 anni

– I primi due ottengono la seconda casa al mare e l’appartamento in città, più una rendita decennale

– L’attività viene salvata (e con essa i posti di lavoro)

– Soprattutto: i fratelli continuano a vedersi nelle festività

La mediazione ha trasformato una guerra familiare in una soluzione win-win-win.

COSA FANNO GLI ALTRI PAESI (E PERCHÉ FUNZIONA)

Se la mediazione è così efficace, perché in Italia non decolla? La risposta viene da un’analisi comparativa con i paesi dove funziona.

GERMANIA: L’INTEGRAZIONE SISTEMICA

In Germania, il 70% delle mediazioni si conclude con un accordo. Il segreto?

1. Il “Güterichter” (giudice conciliatore): magistrati formati che, prima del processo, dedicano udienze alla ricerca di soluzioni consensuali

2. Obbligo per gli avvocati di informare i clienti sulla mediazione (pena sanzioni disciplinari)

3. Incentivi economici: restituzione parziale del contributo se si raggiunge un accordo

Risultato: 90 giorni di mediazione contro 12-18 mesi di processo. E la soddisfazione parla chiaro: 85% delle parti soddisfatte dell’accordo in mediazione, contro solo 32% delle parti che hanno “vinto” in tribunale.

Vincere formalmente non significa essere soddisfatti sostanzialmente.

FRANCIA: LA SVOLTA DOPO LO SCETTICISMO INIZIALE

La Francia partiva da una situazione simile all’Italia: forte resistenza

professionale, scarso utilizzo. Poi sono intervenuti con tre leve decisive:

1. Centri di mediazione dentro i tribunali, con le prime 2 ore pagate dallo Stato

2. Formazione obbligatoria: 20 ore sulla mediazione per tutti gli avvocati

3. Parificazione degli onorari: l’avvocato in mediazione guadagna quanto in processo

Risultato: tra 2016 e 2023, +340% di mediazioni, con tasso di successo del 65%.

Nel 2023, la mediazione ha liberato 180.000 giorni-udienza.

PAESI NORDICI: QUANDO LA MEDIAZIONE È CULTURA

In Danimarca, oltre il 40% delle controversie si risolve in mediazione, con 90% di soddisfazione. In Svezia, il 70% delle cause civili si chiude senza sentenza.

Il loro segreto? La mediazione non è un rimedio d’emergenza, ma una cultura integrata fin dall’università. Gli avvocati nordici si vedono come “problem solver”, non come guerrieri.

IL VERO OSTACOLO: LA RESISTENZA DEGLI AVVOCATI

Qui arriviamo al cuore del problema italiano. La Riforma Cartabia ha introdotto ottime norme, incentivi fiscali, crediti d’imposta. Ma c’è un ostacolo che nessuna legge può rimuovere da sola: l’identità professionale dell’avvocato italiano.

IL “GUERRIERO DEL DIRITTO”

L’avvocato italiano è stato formato per essere un combattente (fino al XIV secolo in qualche luogo lo era fisicamente). Il suo valore si misura nelle cause vinte, nelle arringhe brillanti, nella capacità di “distruggere” la controparte in aula. Questa è l’immagine letteraria, cinematografica, universitaria che abbiamo dell’avvocato.

Suggerire la mediazione viene percepito come ammissione di debolezza. “Se il mio avvocato propone di mediare, significa che non crede nella vittoria.”

Una ricerca del 2023 lo conferma: il 67% degli avvocati si sente “a disagio” nel proporre la mediazione, temendo di apparire “poco combattivo”. Il 43% la propone solo quando “la causa è debole”.

La mediazione è vista come il piano B, non come una scelta strategica primaria.

IL (FALSO) DISINCENTIVO ECONOMICO

C’è poi una questione pratica: una controversia che attraversa tutti i gradi di giudizio genera compensi per 8-10 anni. La mediazione risolve tutto in poche settimane con un compenso una tantum.

È vero che la Riforma ha equiparato i compensi, ma nella percezione di molti professionisti rimane l’idea che “se risolvo tutto in un mese, il cliente penserà che potevo fare di più”.

È il paradosso dell’efficienza penalizzata.

LA FORMAZIONE CHE NON C’È

L’analisi di 186 corsi di laurea in Giurisprudenza mostra che solo il 12,4% prevede insegnamenti su negoziazione o ADR. E quando ci sono, sono opzionali e marginali.

L’avvocato medio non sa:

– Come preparare un cliente alla mediazione

– Come gestire le dinamiche emotive del tavolo negoziale

– Come strutturare proposte creative oltre la quantificazione economica

– Come passare dalle posizioni agli interessi

Di fronte a questa lacuna, la reazione naturale è tornare a ciò che si conosce: il processo.

LA SOLUZIONE: UNA RIVOLUZIONE CULTURALE (E FORMATIVA)

Non basta cambiare le leggi. Serve cambiare l’identità professionale dell’avvocato italiano.

‘‘Un nuovo modello formativo su tre livelli:’’

‘‘LIVELLO 1: Consapevolezza di base (per tutti)’’

– Insegnamento curriculare obbligatorio (40 ore) in tutte le università

– Contenuti: teoria del conflitto, panoramica ADR, elementi di negoziazione

– Obiettivo: ogni avvocato deve sapere QUANDO la mediazione è opportuna

_ Ripresa dei contenuto nelle Scuole forensi

‘‘LIVELLO 2: Competenze operative (per chi assiste in mediazione)’’

– Percorso specialistico di 60-80 ore

– Contenuti: preparazione del cliente, comunicazione negoziale, gestione emozioni,

  redazione accordi

– Obiettivo: saper assistere efficacemente il cliente in mediazione

‘‘LIVELLO 3: Eccellenza specialistica (per gli esperti)’’

– Master o alta formazione (200+ ore)

– Contenuti: approfondimenti psicologici, tecniche avanzate, mediazione complessa

– Obiettivo: diventare consulenti strategici in gestione del conflitto

METODOLOGIE INNOVATIVE

Non basta la teoria. Servono:

– Simulazioni di mediazione con cambio di ruoli (parte, avvocato, mediatore)

– Reflective practice: analisi critica delle proprie performance

– Mentoring: affiancamento di professionisti esperti in mediazioni reali

– Apprendimento esperienziale

GLI INCENTIVI NECESSARI

Per trasformare la formazione da “buona intenzione” a realtà:

– Crediti formativi obbligatori specifici (5/anno su 15 totali)

– Riconoscimento di specializzazioni in ADR dagli Ordini

– Sgravi contributivi per chi investe in formazione avanzata

– Obbligo di informativa al cliente sulle proprie competenze in mediazione

LA RIFORMA CARTABIA: UN PASSO AVANTI (MA NON BASTA)

La Riforma Cartabia ha introdotto importanti novità:

INCENTIVI ECONOMICI

– Credito d’imposta fino a 600 euro per le parti che raggiungono un accordo

– Estensione del gratuito patrocinio alla mediazione

– Esenzioni fiscali per gli accordi raggiunti

POTENZIAMENTO DELLA MEDIAZIONE

– Aumento della formazione dei mediatori (da 50 a 80 ore)

– Estensione delle materie obbligatorie

– Integrazione nel PNRR con obiettivi precisi

I RISULTATI (PARZIALI)

Dal 2016 al 2023: +15% di richieste di mediazione. Ma siamo ancora al 22°-23° posto in Europa per incentivi alle ADR.

Il Ministero parla di “svolta epocale”, ma i dati mostrano che c’è ancora molto da fare. Gli obiettivi PNRR di ridurre del 40% i tempi dei processi civili sono lontani (siamo al 20%).

‘‘Il problema di fondo rimane culturale, non normativo.’’

DIGITALE: OPPORTUNITÀ O NUOVO OSTACOLO?

La Riforma ha anche regolamentato la mediazione telematica. È una grande opportunità, ma porta con sé nuove sfide.

LE OPPORTUNITA’

– Abbattimento barriere geografiche (non serve viaggiare)

– Flessibilità temporale (incontri più facili da organizzare)

– Riduzione costi accessori

– A volte, la distanza fisica attenua la carica emotiva

LE CRITICITA’

– Digital divide: il 30% degli over 55 non ha mai usato internet

– Perdita di comunicazione non verbale (fondamentale in mediazione)

– Problemi di riservatezza e sicurezza

LA SOLUZIONE: MODELLO IBRIDO

– Primo incontro in presenza (costruire fiducia)

– Incontri tecnici intermedi online (praticità)

– Incontro finale in presenza (formalizzare l’accordo)

Servono però:

– Piattaforme certificate dal Ministero

– Formazione specifica su mediazione digitale

– Supporto tecnico per chi ha difficoltà

– Sempre garantire l’opzione presenza per chi lo richiede

CONCLUSIONE: IL BIVIO

La giustizia italiana è a un bivio.

Strada 1: Continuare così

– Altri 9 anni per smaltire solo l’arretrato attuale

– Nuove cause che si accumulano: da ultimo il Giudice di Pace di Busto Arsizio ha rimesso la causa in decisione per un’udienza del 31 maggio 2032 che si terrà nella forma della trattazione scritta (Fonte In Giustizia)

– Cittadini e imprese che rinunciano ai propri diritti perché “non conviene”  aspettare 6 anni

– Economia frenata da incertezza giuridica

Strada 2: La rivoluzione consensuale

– Mediazione come strumento primario, non di serie B

– Avvocati formati come problem solvers, non solo combattenti

– Cultura del dialogo invece della guerra legale

– Risparmi enormi in tempo, denaro e relazioni umane

I NUMERI CI DICONO CHE E’ POSSIBILE

– Germania: 70% di successo, 90 giorni invece di 18 mesi

– Francia: +340% di mediazioni in 7 anni

– Danimarca: 40% delle controversie risolte in mediazione

– E soprattutto: Italia 1875-1892, 300.000 accordi all’anno

Non serve inventare niente. Serve recuperare ciò che funzionava.

La Riforma Cartabia ha costruito l’infrastruttura normativa. Gli incentivi ci sono. I mediatori si stanno formando. Manca l’ultimo, cruciale, passaggio: il cambio culturale dell’avvocatura.

Quando gli avvocati italiani riprenderanno il ruolo di ‘dominus’ del conflitto – sapendo quando combattere in tribunale e quando cercare soluzioni consensuali – allora avremo compiuto la vera riforma.

Non si tratta di essere “meno combattivi”. Si tratta di essere più intelligenti.

‘‘Perché il vero successo professionale non si misura nelle cause vinte, ma nei problemi risolti.’’

DATI CHIAVE DA RICORDARE

📊 ITALIA OGGI

• 1.942.050 cause civili pendenti (2023)

• 6 anni per attraversare tutti i gradi di giudizio 

• 53° posto mondiale per giustizia civile (ultima in Europa)

• Solo 20.000 accordi di mediazione all’anno

🕐 ITALIA 1875-1892

• 300.000 accordi all’anno (conciliazione volontaria)

• Gli avvocati consigliavano di conciliare, non di fare causa

🌍 PAESI CHE FUNZIONANO

• Germania: 70% successo mediazione, 90 giorni di durata

• Francia: +340% mediazioni in 7 anni, 65% tasso di accordo

• Danimarca: 40% controversie in mediazione, 90% soddisfazione

💰 BENEFICI CONCRETI DELLA MEDIAZIONE

• Tempo: 6-8 settimane vs 3-6 anni

• Costi: -50-70% rispetto al processo completo

• Soddisfazione: 85% vs 32% (chi vince in tribunale)

• Relazioni: preservate o addirittura migliorate

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