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Due parole su Nota del Gabinetto del Ministro prot. n. 35369 del 19.11.2013 avente ad oggetto: “Direttiva del Ministro in materia di mediazione civile”.


Signora Ministro Cancellieri,

Ho letto la sua pregiata direttiva che gli amici ADR Center hanno messo cortesemente a disposizione di tutti (http://www.mondoadr.it/cms/wp-content/uploads/Direttiva_Ministro.pdf).

Ci sono affermazioni che non si possono non condividere, ma mi chiedo quale sia oggi la loro finalità.
Che la mediazione misuri la funzionalità del sistema economico e l’affidabilità del nostro paese non c’è dubbio; ma non lo deve dire a noi, poveri mediatori, che lo sappiamo dalla riforma delle Camere di Commercio, ma al CNF che non ha dimostrato in passato una grande considerazione dei dati della banca mondiale, né delle attività delle Camere di Commercio o degli altri pionieri della conciliazione post modello UNCITRAL.
Non comprendo, invece, e da mediatore (mi perdonerà) come allo stato la mediazione non possa essere considerato un mero adempimento burocratico.
O lei mette nero su bianco che per assistenza si intende “assistenza” e non rappresentanza e dunque fa sì che le parti partecipino effettivamente alla mediazione coi loro avvocati (sic! e su questo peraltro saprà spiegarmi certamente come conciliare l’obbligo di assistenza con la legislazione del consumo), oppure io non comprendo (mi perdonerà nuovamente) come si possa fare una mediazione senza avere contezza delle esigenze dei rappresentati.
Le legislazioni mondiali dei luoghi che hanno un altissimo indice di sviluppo hanno mediazioni a cui si deve partecipare di persona qualora si decida di aderire all’istituto e/o consulenti specializzati nell’accompagnamento dei clienti alla procedura.
Sacrosanto ancora quel che Lei dice, ossia che i mediatori debbano possedere un elevato livello di preparazione professionale (per quanto la direttiva 52/8 parli correttamente non di competenza in astratto, ma di competenza rispetto alle parti, ossia al tavolo della mediazione).
Prima però quella dei mediatori deve diventare una professione, con un albo apposito ed una dignità.
Gli oneri senza onori durano sinché durano: l’asino che fu abituato dal padrone a non mangiare, morì alla fine di stenti
Peraltro anche i legali e gli altri consulenti devono avere una buona preparazione sulla procedura, perché i mediatori preparati diversamente predicano al deserto.
Quanto alle commistioni di interessi che Lei lamenta i casi sono due: 1) o ha preso come consulente (mi scusi e mi perdoni ancora) la Gabanelli oppure 2) si è resa conto che un primo incontro gratuito così congegnato non può che prestarsi ad accordi sotto banco.
Nel primo caso mi verrebbe da dire, il paese ha i consulenti che si merita, ma non è proprio così perché io non mi sento rappresentato da Report o dai talk show (perlomeno quanto alla mediazione); nel secondo caso dipende solo da Lei porre fine ad una disciplina non funzionale; vessare gli organismi o i mediatori con grida manzoniane quando il danno è stato fatto dal legislatore, non mi pare proprio da Ministro della GIUSTIZIA, mi perdoni ancora se lo rimarco.
Da modestissimo studioso di legislazione mi permetto di ricordarLe che: 1) la competenza territoriale inderogabile non esiste in alcun paese a mia conoscenza; 2) il mediatore di diritto ha forse qualche fortuna in legislazioni quali quella cinese, vietnamita o albanese, ma non comprendo che cosa abbia ciò a spartire con l’Italia e l’ordinamento italiano; 3) nessun paese al mondo ha l’assistenza obbligatoria degli avvocati in mediazione (nemmeno quelli che hanno scelto l’avvocato come unico possibile mediatore); 4) la stragrande maggioranza dei paesi del mondo impone la formazione in mediazione a tutti i mediatori senza distinguere dal punto di vista professionale.
Che la mediazione sia poi una attività paragiurisdizionale vigilata dal Ministero della Giustizia è stato deciso dai suoi predecessori: ci sono molte legislazione ove ciò non accade.
Me lo lasci dire: chi opera per la pace non ha bisogno di catene giuridiche e di controlli; ha un unico signore, ossia la volontà delle parti che hanno una questione da affrontare.
Senza contare che non in tutti paesi la mediazione è amministrata: ce ne sono di importanti ove il mediatore non è costretto ad aderire ad un organismo per lavorare e gli stessi organismi possono decidere di iscriversi o meno al registro ministeriale.
La libertà è un bene insopprimibile, ma lo deve essere per tutti se si vuole che ci sia un effettivo progresso della società.
La saluto caramente.

Carlo Alberto Calcagno

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Comments

  1. Mirella Zamboni says:

    Caro carlo Alberto, sei sempre preparatissimo e bravissimo, ma questa volta mi sei particolarmente piaciuto! Condivido pienamente i tuoi chiarimenti sul vero spirito della mediazione e sulle necessità di eliminare la ormai furiosa tendenza dello Stato ad occupare tutti gli spazi di libertà con leggi, regolamenti, controlli, cappi burocratici: Buon lavoro e complimenti! Mirella

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  2. Sono pienamente d’accordo e condivido il tuo spirito sulla mediazione, Muoviamoci insieme per ottenere qualcosa di concreto.

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